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Home O Nami Ryu - la nostra Scuola
O Nami Ryu

La nostra Scuola “O Nami Ryu” (in realtà una “ha-Ryu”, ovvero una “sotto-scuola” che, partendo da tecniche e principi della Scuola madre, li applica o sviluppa in maniera più o meno differente da questa) nasce dopo un lungo percorso dei suoi fondatori (M°. Carlo Del Proposto e M°. Rienzo Foà) attraverso il mondo delle Arti Marziali.
Il concetto base della Scuola è racchiuso in questo scritto di Lao-Tse:  “In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla
terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto”.

Secondo i fondatori questo racchiude molto bene quello che è il concetto base dello Ju Jitsu.

 

Altro elemento base della Scuola lo ritroviamo in uno degli aforismi del fondatore del Ju Do Kodokan, Jikoro Kano  “Ji Ta Kyo Ei” (noi e gli altri insieme per progredire); aforisma che insieme al ”Sei Ryoku Zen’Yo”  (il miglior uso dell’energia) rappresenta secondo noi lo spirito giusto che deve regnare all’interno di una Scuola; tutti insieme per lavorare e crescere nel lungo percorso all’interno delle Arti Marziali, percorso che si sposta poi nel campo della vita di tutti i giorni.

La Scuola vuole essere un punto di partenza, uno stimolo per una ricerca sia tecnica che personale che accompagni il praticante nella Via. È in questa ottica che la Scuola oltre al proprio programma accompagna le lezioni con “incontri” con altre discipline che stimolino l’allievo nella ricerca.

Ci piace condividere uno scritto ripreso da “101 storie zen” intitolato appunto “Grandi Onde”:

«all’inizio dell’era Meiji viveva un famoso lottatore che si chiamava O-nami, Grandi Onde. O Nami era fortissimo e conosceva l’arte della lotta. Quando gareggiava in privato, vinceva persino il suo maestro, ma in pubblico era così timido che riuscivano a batterlo anche i suoi allievi. O Nami capì che doveva farsi aiutare da un maestro di Zen. In un piccolo tempio poco lontano soggiornava temporaneamente Hakuju, un insegnante girovago. O Nami andò a trovarlo e gli spiegò il suo guaio. “Tu ti chiami Grandi Onde”, gli disse l’insegnante “ perciò stanotte rimani in questo tempio. Immaginati di essere quei marosi. Non sei più un lottatore che ha paura. Tu sei quelle ondate enormi che spazzano via tutto davanti a loro, distruggendo qualunque cosa incontrino. Fa così, e sarai il più grande lottatore del paese”. L’insegnante lo lasciò solo. O Nami rimase in meditazione, cercando di immaginare se stesso come onde. Pensava alle cose più disparate. Poi, gradualmente, si soffermava sempre più spesso sulla sensazione delle onde. Man mano che la notte avanzava le onde si facevano più grosse. Spazzarono via i fiori con i loro vasi. Sommersero perfino il Buddha nella sua cappella. Prima dell’alba il tempio non era più che il continuo fluire e rifluire di un mare immenso. Al mattino l’insegnante trovò O Nami in meditazione, con un lieve sorriso sul volto. Gli batté sulla spalla. “Ora niente potrà più turbarti” gli disse. “Tu sei quelle onde. Travolgerai tutto ciò che ti trovi davanti”. Quel giorno stesso O Nami partecipò alle gare di lotta e vinse. E da allora, nessuno in Giappone riuscì più a batterlo.»


 


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